“…ora però c’è un motivo in più ed è quello di rispondere al bisogno degli altri…” Il nostro Remo ci parla del suo volontariato.

Avvicinarsi al volontariato, farlo ha rappresentato una costante della mia vita, fin da quando, ragazzotto della periferia popolare di Viterbo ho partecipato alla nascita del comitato di quartiere Pilastro. 

Idea molto valida per rispondere ai piccoli bisogni delle famiglie, o aggregare persone. Intento subito reso vano dalla nascita delle circoscrizioni, inutile strapuntino per politici di seconda fila. 

Per curiosità culturale, ma anche per impiegare tempo libero ho trascorso molti anni come socio della società archeologica Pro Ferento. Bellissima esperienza, capace di farmi amare ancora di più Viterbo ed il suo territorio. Per la mia città di adozione, ho, modestamente, contribuito poi ad organizzare il corteo storico che accompagna la processione con il cuore di Santa Rosa. In quell’ambito abbiamo creato, insieme alle  monache clarisse anche la Compagnia di Santa Rosa, che ha organizzato eventi, mostre della ceramica conventuale e visite guidate al monastero di clausura. 

Ma, come si dice,” ultima ma non per importanza” è arrivata l’opportunità all’Emporio Solidale (scritto maiuscolo mi piace di più). 

Lì ho ritrovato molti dei ragazzotti pilastrini, vecchi amici adesso diventati, come me, amici vecchi. Ho avuto un’accoglienza meravigliosa, all’interno di un gruppo molto eterogeneo di persone ma tutti con l’uguale intento di donare, di rendersi disponibili all’ascolto e aiuto di chi ha bisogno. 

Perché a Viterbo, ho purtroppo scoperto, la povertà c’è. 

Le centotrenta famiglie che stiamo aiutando in questo momento e le circa trecento cui abbiamo offerto cibo, prodotti per l’igiene e vicinanza, dall’apertura nel 2018 dell’emporio, sono rappresentative di una necessità di aiuto ben più grande. 

Ho conosciuto persone meravigliose che, pur in un momento buio della loro vita, dimostrano grande dignità. La maggioranza degli assistiti è italiana, molti sono quelli che conosco personalmente e con loro, durante i colloqui per accedere all’emporio, ho faticato a mantenere la conversazione su un tono amichevole, senza scivolare nel pietismo. E’ una crescita anche personale, ho imparato ad essere più tollerante e ad essere consapevole di quanto sono fortunato. 

Mi ha sorpreso la dignità delle donne musulmane, vere colonne delle loro famiglie. Scoprire che dietro il velo c’è una donna capace di sorridere nell’avversità, anche solo con gli occhi, giustifica il tempo che dedichi all’emporio. 

A Santa Barbara si è creata una babele di lingue, costumi, religioni e gusti alimentari rappresentativi di mezzo mondo. Naturalmente tutto questo è reso possibile dall’aiuto dei molti che ne rendono possibile la sopravvivenza, privati o enti pubblici che siano. 

Insomma, ho iniziato a fare volontariato all’emporio per curiosità, perché avevo tempo libero a disposizione e per portare ad altri la mia piccola esperienza di vita. 

Ora però c’è un motivo in più ed è quello di rispondere al bisogno degli altri.

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